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ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
Seduta del 17 luglio 1952
Discussione del disegno di legge:
<<Erezione a Comune autonomo delle frazioni
S. Vito Lo Capo, Castelluzzo e Macari
del Comune di Erice,
sotto la denominazione di
Comune di S. Vito Lo Capo>>
(190)
PRESIDENTE:
Si proceda, pertanto, alla discussione del disegno
di legge: <<Erezione a Comune autonomo delle Frazioni S. Vito
Lo Capo, Castelluzzo e Macari del Comune di Erice, sotto la denominazione
di Comune di S. Vito Lo Capo>>. Dichiaro aperta la discussione
generale.
D'ANTONI: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
D'ANTONI: Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il problema
della creazione di nuovi comuni nell'agro ericino è tornato
più volte in questa Assemblea: anche nella passata legislatura
esso fu dibattuto largamente e in merito furono adottati provvedimenti
parziali.
Il primo provvedimento parziale fu quello della erezione a comune
autonomo della frazione di Custonaci, nonostante il parere contrario
del Consiglio di giustizia amministrativa. Questo provvedimento
non giovò alla sistemazione organica di tutto il territorio
che reclamava e che reclama un ordinamento amministrativo che fosse
veramente utile alle popolazioni dell'agro ericino. Sono stati tutti
provvedimenti frammentari, suggeriti più da preoccupazioni
elettorali che non da un vero interesse pubblico, come dovrebbe
essere, invece, in una materia così delicata.
Commesso quell'errore, si è determinato in tutto il territorio
dell'agro ericino un vivo fermento reso legittimo dalle straordinarie,
reali esigenze di quelle frazioni: sarebbe stato strano, infatti,
erigere a comune autonomo la frazione di Custonaci e negare a S.
Vito analogo provvedimento, dato che quest'ultimo dista 30 chilometri
dal centro di Erice - mentre Custonaci è più vicina
- ed ha, inoltre, una economia nettamente distinta dal centro, essendo
i suoi abitanti prevalentemente pescatori.
Siamo su una strada che non è certamente la migliore, ma
non possiamo ormai fermare l'istanza della frazione di S. Vito,
che ha più fondate ragioni rispetto a quelle di altri comuni
come Custonaci e Palizzolo.
A questo modo noi continueremo ad adottare provvedimenti del genere
(perché altre richieste sono state avanzate da parte di Paparella,
S. Marco, etc.) disorganici e non rispondenti a criteri di vera
ed utile amministrazione: occorre, infatti, rivedere il territorio
di Erice in relazione alla formazione delle grosse frazioni, creare
servizi unici consorziati e fare in modo che i nuovi comuni abbiano
pochi impiegati e buoni servizi. Invece, avranno molti impiegati
e deficienti servizi non disponendo neanche dei mezzi necessari
per provvedere alla ordinaria amministrazione.
Dichiaro che voterò a favore della erezione a comune autonomo
della frazione di S. Vito, perché questa nostra decisione
rappresenta un atto di giustizia rispetto agli atti già compiuti
per le altre frazioni.
GRAMMATICO: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
GRAMMATICO: Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, prendo la
parola sul disegno di legge in discussione nella qualità
di deputato della circoscrizione di Trapani, nato e vissuto in quell'agro
ericino che sta per essere frazionato in tanti comuni e comunelli,
i quali difficilmente, come è dimostrato anche dai fatti,
potranno reggersi economicamente. Una sistemazione del territorio
del Comune di Erice, in seguito allo sviluppo veramente imponente
raggiunto da alcune frazioni, era quanto mai opportuna; ma una sistemazione
organica, direi, basata su un criterio di serenità, che tenesse
conto delle esigenze della popolazione. Interessi elettorali, quindi
di partito, hanno fatto sì, invece, che il riassetto amministrativo
iniziato non sia per niente rispondente alle esigenze delle popolazioni
di quella zona: conseguenza negativa di questo stato di cose è
il provvedimento odierno.
L'autonomia di S. Vito Lo Capo e delle altre due frazioni di Macari
e di Castelluzzo, così come stanno le cose, è, peraltro,
veramente indispensabile; i motivi addotti nella relazione governativa
- come quelli della distanza dal centro, mancanza di vie di comunicazioni
dirette fra le frazioni in parola e il comune capoluogo, disagio
in cui versano gli abitanti - rispondono al vero. Però, se
il problema delle frazioni dell'ericino fosse stato impostato diversamente
ed in modo organico, ora non saremmo chiamati a discutere questo
nuovo provvedimento e non ci preoccuperemmo, soprattutto, di arrestare
quello che io definirei il deperimento organico del Comune capoluogo,
che, nel giro di pochi anni, ha visto venire meno i pochi mezzi
di sussistenza di cui disponeva.
Dice la relazione governativa che il distacco delle frazioni di
S. Vito, di Macari e di Castelluzzo non importa una conseguenza
di carattere economico sul Comune capoluogo: io debbo dirvi che
ciò non risponde a verità; il distacco delle frazioni
in parola - assieme al distacco già operato delle altre frazioni
ed in aggiunta al decentramento già effettuato di tutti gli
uffici e di tutti i servizi - dà il colpo di grazia al capoluogo
e pone agli abitanti di Erice lo spettro della disoccupazione, della
fame ed anche della miseria. Infatti, gli abitanti di Erice traevano
quasi esclusivamente i mezzi di vita dalla vasta funzione amministrativa
del capoluogo; ma ora, in seguito a questo frazionamento, questa
funzione amministrativa del capoluogo è venuta sostanzialmente
a mancare.
Pertanto, mentre mi dichiaro a favore del provvedimento e voterò
per l'autonomia di S. Vito Lo Capo, mi permetto di sottoporre all'attenzione
degli onorevoli colleghi un ordine del giorno nel quale si invita
il Governo regionale ad operare un atto di giustizia nei confronti
di Erice-centro ed a creare delle attività che possano assicurare
agli ericini nuove fonti di lavoro, in sostituzione di quelle che
sono venute meno. Detti provvedimenti debbono riguardare le possibilità
di lavoro durante il periodo invernale, perché le altre,
che nasceranno con la valorizzazione turistica di Erice, potranno
essere sufficienti soltanto nei tre o quattro mesi estivi. Peraltro,
questi benefici affidati alla valorizzazione turistica della zona
sono ancora di là da venire, perché, anche se il Governo
regionale ha fatto qualcosa per la valorizzazione di Erice, molto,
moltissimo resta ancora da fare. C'è, per esempio, un progetto
per la costruzione della funivia che dopo anni ed anni ancora non
riesce a diventare realtà; c'è la strada di accesso
ad Erice, via Martogna che, iniziata nel 1938, non viene ancora
ultimata; c'è, soprattutto, la deficienza assoluta di una
attrezzatura alberghiera che, a mio modo di vedere, è il
presupposto essenziale per lo sviluppo turistico di qualsiasi centro.
(Erice, per esempio - prego il Governo di pigliarne nota - ha una
disponibilità ricettiva di appena cento posti-letto).
L'ordine del giorno che presento è il seguente:
<< L'Assemblea regionale siciliana,
considerato che l'ulteriore distacco dal territorio del Comune di
Erice delle frazioni di S. Vito Lo Capo, Macari e Castelluzzo, in
aggiunta al decentramento degli uffici e dei servizi già
effettuato, riduce di molto la funzione amministrativa di Erice-centro;
considerato, altresì, che la predetta funzione era l'unico
motivo di vita per gli abitanti del luogo,
fa voti al Governo
perché emani opportuni provvedimenti intesi a creare attività
artigiane, culturali e commerciali che valgano ad assicurare i mezzi
di sussistenza, specie durante il periodo invernale, alla popolazione
dell'Erice-vetta>>.
Come vedete, onorevoli colleghi, si tratta di un ordine del giorno
sobrio e conciso. Vi prego di volerlo approvare, almeno nella sostanza,
all'unanimità affinché questa Assemblea non abbia
ad essere accusata di incomprensione ed ingiustizia nei confronti
di circa 3 mila abitanti.
Erice, città turistica fra le più fulgide che possieda
il Mediterraneo, non dovrà fare la fine di una qualsiasi
Valguarnera, dovrà, invece, essere valorizzata nell'interesse
della stessa Sicilia.
BRUSCIA: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
BRUSCIA: Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, per quanto sotto
certi aspetti io possa essere anche un po' d'accordo con quanto
esposto dall'onorevole D'Antoni, pure debbo esprimere chiaramente
il mio parere per quanto riguarda il problema dell'autonomia comunale
non solo di S. Vito Lo Capo e delle borgate adiacenti, ma anche
di quelle frazioni che hanno già ottenuto l'autonomia (soprattutto
Custonaci, zona che conosco bene).
Posso dire che a Custonaci, da quando si è avuta l'autonomia
comunale, è cominciato un ritmo di vita nuovo: bisogna vedere
con quale passione la popolazione partecipa alla vita del nuovo
Comune; essa spontaneamente accorre a compiere lavori, veramente
rilevanti, che in altri comuni vengono eseguiti a spese della amministrazione
comunale o dello Stato o della Regione. Chi è stato nella
zona di S. Vito Lo Capo, Castelluzzo e Macari, chi conosce lo stato
in cui si trovano queste borgate e l'enorme distanza che le separa
dal capoluogo (per cui ogni volta che un abitante ha bisogno di
un documento deve prendere due autobus, uno che porta a Paparella,
ed uno che conduce ad Erice); chi considera la spesa alla quale
ogni abitante deve sottoporsi per potere ottenere il minimo indispensabile
alla vita civile, non può assolutamente negare il suo voto
per la creazione del nuovo Comune.
PIZZO: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
PIZZO: Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, a nome del Gruppo
parlamentare del Blocco del popolo, dichiaro che voteremo favorevolmente
al progetto di Legge per la erezione a comune autonomo delle frazioni
di S. Vito Lo Capo, Castelluzzo e Macari.
Invero, nell'ericino, non da ora ma da alcuni anni, si sono manifestate
queste esigenze di autonomie frazionali, che rispondono veramente
a quella che è la realtà della situazione: enormi
distanze fra frazione ed il centro del Comune, economia diversa
da frazione a frazione.
Desideriamo, però, fare una raccomandazione al Governo raccomandazione
che eventualmente tradurremo in un emendamento aggiuntivo all'ordine
del giorno presentato dall'onorevole Grammatico - perché
le esigenze autonomistiche di altre frazioni dell'ericino siano
raccolte e tradotte in legge in modo da soddisfare pienamente l'aspirazione
di quelle popolazioni. Fino ad oggi abbiamo potuto realizzare l'autonomia
comunale di Buseto e di Custonaci; oggi realizziamo quella di S.
Vito Lo Capo; è necessario che si venga incontro anche ai
desideri di Paparella e di altre frazioni dell'ericino, desideri
che rispondono, poi, ad esigenze obiettive veramente sentite da
quelle popolazioni.
Per quanto riguarda le preoccupazioni qui esposte dal collega Grammatico,
riflettenti Erice-centro, esse non possono veramente essere tali
se pensiamo che la vita dei comuni va regolata e potenziata non
attraverso lo sfruttamento delle frazioni, ma tenendo conto della
realtà economica dei comuni stessi. Noi pensiamo che Erice-centro,
anche senza le frazioni, potrà trovare la soluzione del suo
problema economico attraverso il potenziamento e lo sviluppo del
turismo e di quelle altre attività, che possono benissimo
svilupparsi in quella zona.
SALAMONE: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
SALAMONE: Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo parlamentare
democratico cristiano approverà unanimemente il disegno di
legge per l'erezione a comune autonomo delle frazioni di S. Vito
Lo Capo, Castelluzzo e Macari.
Del resto, il comune che viene a sorgere da questa fusione di frazioni
- alla quale la Democrazia Cristiana, antesignana delle libertà
comunali, non può che consentire pienamente - ha tutte le
condizioni di ambiente ed economiche per potersi reggere regolarmente.
PRESIDENTE: Poiché nessun altro chiede di parlare, ne ha
facoltà, per il Governo, l'onorevole Assessore agli enti
locali.
ALESSI (Assessore agli enti locali): Signor Presidente, da quanto
hanno detto gli onorevoli Grammatico, D'Antoni, Bruscia, Pizzo e
Salamone, si evince che non c'è contrasto nella soluzione
e, pertanto, l'Assessore potrebbe rimettersi alla relazione scritta,
che credo sia così ampia e dimostrativa da potere sostituire
qualsiasi intervento orale.
Tuttavia, debbo, per conto del Governo regionale, controbattere
l'affermazione che il provvedimento non sarebbe stato determinato
né da motivi di opportunità né da motivi di
giustizia.
All'onorevole D'Antoni, il quale crede che questi provvedimenti
siano basati su motivi elettoralistici, dovrei contrapporre la realtà
della unanimità che si raggiunse in Assemblea allorquando
venne concessa l'autonomia alla frazione di Custonaci, concessione
che oggi secondo il suo dire, porterebbe successi di carattere elettoralistico,
nientemeno, a tutti i settori dell'Assemblea! Ed allora, se non
c'è un privilegio particolare per questo o per quel settore,
l'interesse elettoralistico sarebbe quello di dimostrare la propria
adesione da parte di tutti i settori in quanto il provvedimento
risponde a una esigenza riconosciuta, alla quale sarebbe pregiudizievole
opporsi per le sorti del proprio schieramento politico.
Ecco perché non posso sottoscrivere l'affermazione dell'onorevole
D'Antoni, secondo la quale questo provvedimento sarebbe dovuto rientrare
in un piano generale.
Lo stato della legislazione non consente iniziative ex officio perché
l'autonomia locale delle frazioni che si erigono a comune deve seguire
una determinata procedura, e, soprattutto, una iniziativa di carattere
popolare e non governativa. Diligentibus jura succurrunt non dormientibus,
in atto, però, tutte le pratiche seguono il loro sviluppo
istruttorio che non si può dire determinato da una particolare
pressione di carattere elettoralistico, come del resto, si può
constatare dalle date delle istanze (la istanza di S. Vito Lo Capo
è del 25 settembre 1949).
D'ANTONI: In relazione alle elezioni del 1948, confermo tutto quello
che ho detto; non è mia abitudine dire cose che non rispondono
a fatti concreti.
ALESSI (Assessore agli enti locali): L'onorevole D'Antoni guarda
con molta preoccupazione alla sorte di Erice; ma questa cara, illustre
e veramente bella cittadina non si difende attraverso la cristallizzazione
di determinati privilegi che si pongono quasi in un sistema, che
non so definire se feudale o imperiale; né si può
dire che la sorte della cittadinanza dipenda da questo feudo amministrativo.
Come si può sostenere che il benessere della città
di Erice possa fondarsi sulla continuazione del dominio di carattere
amministrativo su cinquemila abitanti che stanno a 37 o a 33 o,
misura minima, a 28 chilometri di distanza dal capoluogo? Ma in
paesi evoluti un'area di 28 chilometri determina una circoscrizione
addirittura provinciale, altro che comunale! E noi pretendiamo l'evoluzione,
il benessere di questa collettività, quando la teniamo legata
ad un sistema amministrativo che non si pecca di eccessività
se si definisce addirittura schiavistico?
Pensate al cittadino che per ottenere un certificato o per l'adempimento
di un servizio amministrativo, deve superare, per raggiungere il
capoluogo, la distanza di 37 chilometri e deve essere costretto
a servirsi di più mezzi di locomozione con le relative coincidenze.
Ma questo è un sistema barbaro! Le regioni più evolute
della nostra Nazione sono quelle in cui la collettività,
raggiunto un minimo di popolazione e di capacità, si erige
a comune autonomo: così sorgono la scuola, il palazzo di
città; l'ospedale e tutto un complesso di opere pubbliche
e di assistenza sociale che condiziona l'evoluzione della stessa
collettività.
Nella specie, peraltro, è detto nella relazione che la collettività
di S. Vito Lo Capo, di Macari e di Castelluzzo sente la deficienza
dell'assistenza in settori di fondamentale importanza, dal punto
di vista igienico-sanitario, urbanistico, o più genericamente
sociale (acqua, energia elettrica, farmacia). Ma come si può
concepire che aggregati di 5 mila anime debbano mancare di questa
assistenza fondamentale solo perché si offenderebbe la tradizione
millenaria di Erice, la bellezza di Erice, qualora queste popolazioni
si sottraessero al vincolo di natura amministrativa?
Sono d'accordo con l'onorevole Grammatico che la situazione di Erice,
per la crisi che può attraversare quella popolazione, deve
formare oggetto dell'interesse dell'Assemblea; ma non posso sottoscrivere
assolutamente la consecutio logica implicita nel suo discorso.,
e cioè che l'interesse dell'Assemblea dovrebbe costituire
il compenso per il danno che viene a subire la popolazione di Erice
per la mancanza dell'imperio amministrativo.
L'onorevole Grammatico verrebbe a questa conclusione crudele oltre
che ipotetica: l'attività commerciale di Erice era fondata
sul fatto che migliaia di persone, per raggiungere il capoluogo
erano obbligate ad impiegare una giornata, e quindi a mangiare e
a dormire fuori di casa, a tutto vantaggio delle trattorie e degli
alberghi di Erice-centro. Questo è inumano!
La popolazione di Erice deve affrontare il suo destino in altro
modo, fidando, cioè, nelle proprie facoltà, nelle
proprie risorse e nelle proprie ricchezze naturali; Erice è
una montagna bellissima, dal punto di vista panoramico, e, in estate,
per il suo clima, è una magnifica residenza.
Allora noi dobbiamo valorizzare Erice quale zona climatica e turistica,
non già quale centro amministrativo la cui costituzione risale
ad un tempo assai remoto, quando le popolazioni per ragioni di sicurezza
preferivano stabilirsi in altopiano.
Il Governo, si dice nell'ordine del giorno, deve promuovere iniziative
di carattere commerciale. Ma il commercio importa circolazione di
beni e quindi può attuarsi solo in centri di facile comunicazione.
Non si segue la via della montagna per il trasporto delle cose e
delle persone; ad Erice si va per villeggiatura o per gite turistiche:
questo costituisce il suo interesse turistico. La Regione, pertanto,
deve fare conoscere Erice alla Sicilia ed alla Penisola, poiché
Erice è un luogo di soggiorno estivo che non teme la concorrenza
di località assai rinomate.
Questo, però, è un altro problema che dovrà
essere posto all'attenzione del Governo regionale per promuovere
provvedimenti di ordine turistico che siano di garanzia per lo sfruttamento
della bellezza, della posizione e del clima di Erice per il periodo
estivo.
Per quanto riguarda, poi, il particolare fondamento del provvedimento
che è all'esame dell'Assemblea, è stato detto unanimemente
dai colleghi che mi hanno preceduto che esso offre sufficienti garanzie;
lo stesso onorevole D'Antoni ha concluso per l'accoglimento del
disegno di legge, lo dovrei aggiungere, per completezza di informazioni,
che questa iniziativa ha incontrato il parere favorevole persino
del Consiglio comunale di Erice, del Delegato regionale presso l'Amministrazione
provinciale, della Prefettura e del Consiglio di giustizia amministrativa,
che nell'intervento dell'onorevole D'Antoni campeggia come il parere
preminente e di maggiore importanza.
Ecco perché mi pare che, essendo d'accordo con le conclusioni,
si deve anche essere di accordo con le premesse che hanno indotto
il Governo regionale a presentare il disegno di legge.
PRESIDENTE: Ha facoltà di parlare la Commissione.
ROMANO GIUSEPPE (Presidente della Commissione): Dopo l'intervento
dei deputati della circoscrizione di Trapani, i quali hanno unanimemente
dichiarato di essere d'accordo, e dopo l'autorevole parola dell'onorevole
Assessore agli enti locali, ritengo che la Commissione non abbia
altro da fare se non riportarsi alla relazione scritta. La Commissione
rivolge, inoltre, all'Assemblea l'invito ad approvare il disegno
di legge ed al nuovo Comune l'augurio di far buona amministrazione.
PRESIDENTE: Do lettura dell'ordine del giorno presentato dall'onorevole
Grammatico durante la discussione generale:
<<L'Assemblea regionale siciliana,
considerato che l'ulteriore distacco dal territorio del Comune di
Erice delle frazioni di S. Vito Lo Capo, Macari e Castelluzzo, in
aggiunta al decentramento degli uffici e dei servizi già
effettuato, riduce di molto la funzione amministrativa di Erice-centro;
considerato, altresì, che la predetta funzione era l'unico
motivo di vita per gli abitanti del luogo,
fa voti al Governo
perché emani opportuni provvedimenti intesi a creare attività
artigiane, culturali e commerciali che valgano ad assicurare i mezzi
di sussistenza, specie durante il periodo invernale, alla popolazione
dell'<<Erice-vetta>>.
Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in discussione l'ordine
del giorno Grammatico.
D'ANTONI: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
D'ANTONI: Signor Presidente, onorevoli colleghi, la preoccupazione
del collega Grammatico merita di essere condivisa dall'Assemblea.
A mio avviso, Erice può diventare anche un centro di cultura
scolastica, oltre che turistica, perché in molti paesi evoluti,
come l'Inghilterra, la Norvegia e l'America, gli istituti sorgono
proprio in questi centri solitari, adatti al fine di temprare meglio
la salute dei giovani e di allontanarli dalle vicende, spesse volte
pericolose, dei centri urbani.
Desidero, pertanto, richiamare l'attenzione del Governo e dell'Assemblea
su questo importante aspetto, che potrebbe essere anche inserito
nell'ordine del giorno Grammatico. Erice, non solo rappresenta già
di per se stessa una ricchezza di valore economico, oltre che di
valore storico, ma possiede anche un complesso notevolissimo di
edifici, ex-monasteri ed ex-conventi, che non debbono essere abbandonati,
ma possono essere utilizzati come centro di studi. Il destino di
Erice, insomma, non dovrebbe essere meno glorioso del suo passato.
PIZZO: Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
PIZZO: Condivido l'ordine del giorno Grammatico limitatamente alle
conclusioni, cioè a quella parte in cui si fanno voti al
Governo regionale perché emani opportuni provvedimenti intesi
a creare attività artigiane, culturali e commerciali (e,
aggiungerei, turistiche) che valgano ad assicurare i mezzi di sussistenza,
specie durante il periodo invernale, alla popolazione di Erice.
Non mi sembra opportuna, collega Grammatico, la premessa. Io penso
che possiamo cogliere l'occasione dell'erezione a comune autonomo
di alcune frazioni dell'ericino, per porre all'attenzione dell'Assemblea
il problema di Erice-centro, senza, però, trarre conclusioni
negative e dire che da questo disegno di legge Erice-centro riceva
un danno. Se le frazioni di S. Vito Lo Capo, Macari e Castelluzzo
consentivano una maggiore attività all'Amministrazione comunale
di Erice, d'altro canto, implicavano un maggiore onere per opere
pubbliche, servizi, etc.; per cui o il Comune di Erice non soddisfaceva
le esigenze delle frazioni e questo sarebbe un fatto negativo che
non ci può indurre ad accettare le premesse dell'ordine del
giorno, oppure la erezione a comune autonomo delle frazioni di S.
Vito Lo Capo, Castelluzzo e Macari non rappresenta un vero danno
per Erice-centro per il semplice fatto che quest'ultimo viene sollevato
dagli oneri relativi a quelle tre frazioni.
Pertanto, ritornando al problema di Erice-centro (che non si deve
misconoscere, ma che non si può collegare con le giuste esigenze
dell'autonomia delle frazioni), io penso che si debbano sopprimere
le premesse dell'ordine del giorno, limitandolo alle conclusioni,
dove bisognerebbe sostituire la parola "commerciali" con
la parola "turistiche".
ALESSI (Assessore agli enti locali): Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
ALESSI (Assessore agli enti locali): Io vorrei invitare i colleghi
Grammatico e Pizzo ad accettare una mia proposta, che in fondo sintetizza
la sostanza della motivazione della loro richiesta.
Anzitutto, sono d'accordo con l'onorevole Pizzo per la soppressione
della premessa dell'ordine del giorno, la quale credo non sia soddisfacente
neanche per Erice-centro, perché dà l'impressione
che la vita di Erice sia proprio tutta fondata sul vincolo amministrativo,
che in sostanza si risolve nel gettito fiscale e nel rilascio di
certificati. Modificherei, inoltre, la parte conclusiva dell'ordine
del giorno: ricordo all'onorevole Grammatico che egli ha presentato
sull'argomento una interpellanza (che in sostanza stiamo ora svolgendo),
in questo modo: <<L'Assemblea regionale siciliana fa voti
al Governo regionale perché emani opportuni provvedimenti
intesi a valorizzare le risorse turistiche e le attività
artigiane di Erice>>.
Quando parlo di valorizzazione delle risorse turistiche, mi riferisco
a ciò che ho detto un momento fa; mentre per le attività
artigiane mi riferisco ad una attività meravigliosa che in
atto esiste, ma è disorganizzata, per cui ha bisogno di essere
disciplinata ed assistita. La attività commerciale, che si
sviluppa d'estate, è una conseguenza: con il potenziamento
dell'attività artigiana, implicitamente si viene a potenziare
l'attività commerciale che è successiva alla produzione.
Attività culturale. Se per attività culturale intendiamo
riferirci agli istituti già esistenti, vorrei dire sin da
ora all'onorevole Grammatico che il provvedimento di carattere finanziario
per il migliore sviluppo di questi ultimi è già allo
studio; se vogliamo, invece, riferirci ad iniziative per la creazione
di altri istituti, la cosa è più complessa perché
dovremmo determinare il tipo di scuola che si vuole istituire: ad
esempio, dovrei far rilevare che, per le scuole a carattere regionale,
non si addice il clima invernale di Erice, che - a differenza del
clima primaverile, autunnale ed estivo veramente eccellente - è
dominato dalla nebbia e dal vento. Concludendo, il Governo accetta
l'ordine del giorno nel testo da me modificato.
PRESIDENTE: Comunico che gli onorevoli Grammatico e Pizzo e l'Assessore
agli enti locali hanno concordato il seguente ordine del giorno
che sostituisce quello precedentemente presentato dall'onorevole
Grammatico:
<<L'Assemblea regionale siciliana,
fa voti al Governo
perché emani opportuni provvedimenti intesi a valorizzare
le risorse turistiche e le attività culturali ed artigiane
di Erice>>.
Lo pongo ai voti.
(E' approvato)
Pongo, quindi, ai voti il passaggio all'esame degli articoli.
(E' approvato)
Do lettura dei singoli articoli del disegno di legge:
Art.1
<<Le frazioni di S. Vito Lo Capo, Castelluzzo e Macari, del
Comune di Erice, sono erette in Comune autonomo sotto la denominazione
di "S. Vito Lo Capo">>.
(E' approvato)
Art.2
<<Al Comune di S. Vito Lo Capo è assegnato il territorio
descritto nel progetto e nella relazione dell'Ufficio tecnico erariale
di Trapani
gennaio 1950, allegati alla presente legge>>.
Avverto che la relazione richiamata dallo articolo 2 sarà
pubblicata in allegato al resoconto della seduta odierna.
Metto ai voti l'articolo 2.
(E' approvato)
Art.3
<<L'Assessore per gli enti locali, sentiti il Prefetto e la
Giunta provinciale amministrativa di Trapani, provvederà
con suoi decreti alla separazione patrimoniale tra i due comuni,
ai sensi dell'articolo 36 del T.U. della legge comunale e provinciale
3 marzo 1934, n.383, nonché a stabilire l'organico da assegnare
al nuovo Comune>>.
ROMANO GIUSEPPE (Presidente della Commissione): Chiedo di parlare.
PRESIDENTE: Ne ha facoltà.
ROMANO GIUSEPPE: Signor Presidente, propongo la seguente modifica
di carattere formale: sostituire, nell'articolo 3, alle parole:
<<con suoi decreti>> le altre: <<con propri decreti>>.
PRESIDENTE: Non sorgendo osservazioni pongo ai voti l'articolo 3,
con la modifica formale testé proposta dall'onorevole Romano
Giuseppe.
(E' approvato)
Art.4
<<La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare
come legge della Regione>>.
(E' approvato)
PRESIDENTE: Si proceda alla votazione per scrutinio segreto del
disegno di legge testé discusso, nel suo complesso.
(Risultato della votazione)
PRESIDENTE: Comunico all'Assemblea il risultato della votazione
per scrutinio segreto:
Votanti: n. 62
Favorevoli: n. 56
Contrari: n. 6
L'Assemblea approva.
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