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Tavola 1.
Si tratta di una rappresentazione della "via sacra"
che collegava la città di Trapani al Santuario dell'Annunziata,
ed è degli inizi del sec. XVII. Il riquadro con i tre Santi
Modesto, Vito e Crescenza appartiene alla Topographia dell'Adria
e nulla ha a che vedere con l'illustrazione che stiamo esaminando(1).
Nella parte alta dell'illustrazione, in direzione est-ovest partendo
dall'ingresso del Santuario, sono ben visibili due tempietti, in
tutto simili alla nostra cappelletta di santa Crescenza, e, se la
vista non mi inganna, i tempietti sembrano essere addirittura tre,
tutti fiancheggianti la via sacra.
Tavola 2.
E', questa, una carta nautica francese
del porto di Trapani con le isole vicine (I. Roux, Recueil des
principaux plans des portes et rapes de la mer mediterranée,
Marsiglia 1764), dove, alla maniera antica, Erice è chiamata
Monte di Trapani Vecchia, ed è ben visibile il tracciato
in linea retta della via sacra, tra le mura di Trapani e il Santuario
della Madonna. Se proviamo, ora, a focalizzare la parte che ci interessa,
abbiamo una conferma a quanto rappresentato nell'illustrazione precedente.

Ascoltiamo, allora, la voce qualificata(2):
"Nel 1511 le fonti qualificano ormai chiesa la cappella
della Madonna di Custonaci. Luogo di prodigio nel 1570 per il miracoloso
arrivo dal mare di un quadro della Madonna diventa meta di pellegrinaggio
nel 1575, quando una violenta epidemia di peste si propaga in tutto
il territorio di Monte San Giuliano.
Alla fine del Cinquecento essa registra, quindi, una capillare diffusione
del culto mariano. Appoggiata su una fitta rete di nodi sacri, si
articola secondo una progettata gerarchia che dalle piccole edicole
attraverso cappelle e chiese rurali, si conclude nei santuari isolati,
dove si concentra al massimo l'eccezionalità del paesaggio
e del prodigio: ai due delle Madonne di Trapani e di Monte San Giuliano
si sono aggiunti, infatti, quelli della Madonna di Custonaci e della
Madonna della Mendola nel casale di Inici infeudato dai Gesuiti.
E' pertanto plausibile ritenere che, in un ambito territoriale così
fortemente sacralizzato, i frequenti rituali legati al culto mariano
sin dal loro nascere si intreccino con quelli rivolti a San Vito
su itinerari spesso preesistenti che vengono ora di volta in volta
ri-fondati. Assumendo il nuovo ruolo di vie sacre si caricano di
straordinarie potenzialità nei confronti del territorio che
attraversano e del paesaggio di cui fanno parte inscindibile. Veicolo
certo di trasmissione di idee, modelli e cultura, ma anche lunga
e ramificata percorrenza che dalle grandi città e dai piccoli
abitati urbani o rurali porta i pellegrini al Santuario, nell'ultimo
tratto di una di esse, in data ignota - ma come già visto
plausibilmente inseribile nel primo Quattrocento - si rifonda su
una remota preesistenza o si edifica ex- novo la cappella di Santa
Crescenza(3)".
E la cappella di Santa Crescenza in San Vito Lo Capo è l'unica
testimonianza del genere rimasta nelle nostre zone.

(1)Questa illustrazione è tratta dal citato volumetto della
Lima.
(2)A.I.LIMA,
op. cit., pag. 44-45.
(3)Mi pare utile richiamare l'attenzione su un altro pregevole testo:
A. I. LIMA, La dimensione sacrale del paesaggio. Ambiente e architettura
popolare di Sicilia, Palermo 1984.
Testi e immagini tratti dalla
pubblicazione "San Vito Lo Capo ieri e oggi" - 50°
dell'Autonomia Comunale.
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